Ora sono spuntati anche i bandi Telt. Il premier Conte ha indubbiamente fantasia e ottime capacità diplomatiche: con questa “trovata” è riuscito a mettere una toppa su quella che sembrava essere una quasi inevitabile crisi di governo. Una crisi che sarebbe stata anche salutare, visto che Lega e Movimento 5 Stelle appaiono completamente agli opposti quando si parla di un tema cruciale per il futuro del Paese come la Tav.

Un tema che a causa delle indecisioni e delle giravolte dell'esecutivo sta diventando tragicomico: tragico per le conseguenze che avrà sull'economia italiana e sulla credibilità del nostro Paese di fronte ai partner europei, comico per il modo insensato con il quale questa vicenda è stata gestita sino a oggi. Ora, è chiaro che l’espediente di Conte sui bandi TELT è servito solo per salvare il governo, e in particolare per permettere a Di Maio e ai Cinque Stelle di mantenere le proprie poltrone fino alle Europee. Ma il punto cruciale della questione è che questo ulteriore rinvio, questo fatto di non prendere una decisione per l'incapacità di superare le divisioni fra Lega e 5 Stelle risulta del tutto inaccettabile.

Se è vero che le posizioni di Di Maio e di Salvini non sono conciliabili – ed è evidente che non lo sono - bisogna che questo porti a una soluzione politica e alla caduta di un governo che, a tutti gli effetti, potremmo ormai chiamare “il governo dell'arretramento”, e che invece rimane aggrappato alle poltrone decidendo di non decidere. Nel frattempo c'è il tessuto produttivo del Nord, le aziende e gli imprenditori che avevano puntato tanto sulla Tav e sullo sviluppo delle infrastrutture nel Paese che vengono nuovamente beffati e penalizzati. Per non parlare dei lavoratori, che vedono sfumare migliaia di possibilità d'impiego in un'epoca in cui bisognerebbe creare posti di lavoro e non farli sparire.