L'Italia è, di nuovo, un Paese in “recessione tecnica”, come la chiamano gli esperti: ossia, per il secondo trimestre consecutivo la crescita del Paese si attesta su un dato negativo: -0,2%. La notizia, purtroppo attesa ma ugualmente drammatica nella sua negatività, è stata ufficializzata dall'Istat la scorsa settimana e ha scatenato la consueta ridda di polemiche, di accuse e di controaccuse nel tentativo di scaricare la responsabilità vuoi sui precedenti governi, vuoi sulle politiche dell'esecutivo gialloverde. Ora, la posizione di Fratelli d'Italia e mia personale rispetto alle politiche economiche del Movimento 5 Stelle è chiara e fortemente critica, perché l'assistenzialismo non è una risposta ai problemi del Paese e i continui “no” alla realizzazione di infrastrutture e grandi opere rappresentano un ulteriore freno per il nostro futuro. Nello stesso tempo, siamo consapevoli che le politiche economiche (pur importanti nell'immediato per la creazione di un clima di fiducia o, al contrario, di preoccupazione) hanno bisogno di alcuni mesi prima di attecchire e di produrre risultati, positivi o negativi che siano. Per cui sappiamo bene che i governi tecnici e/o di sinistra che si sono succeduti – senza legittimazione democratica, fra l'altro – nel corso degli anni sono direttamente responsabili del declino del Paese e delle attuali difficoltà. E' inutile che Renzi e il professor Monti, fautore di un austerity disastrosa eterodiretta da Bruxelles, si affannino a negare questa realtà. In ogni caso, a prescindere dalle colpe dei governi di sinistra e dall'inadeguatezza di quello in carica, ciò che è assolutamente certo è che l'Italia ha bisogno di soluzioni e di programmi che siano in grado di difenderla in Europa e di creare lavoro e rilanciare l'economia sul territorio. Per questo la concomitanza fra le pessime notizie provenienti dall'Istat e il successo del convegno da me organizzato per l'1 febbraio e 2 febbraio